Il saggio Mai.


“Tu vieni qui, a cercar d’esser ascoltato, ma giungi nell’era in cui tutti parlano”

Credo che questo mi direbbe il vecchio sulla montagna, il saggio Mai, se io andassi a trovarlo, dicendogli che cerco di promuovere la mia musica su internet. E potrebbe dirmi anche che la soluzione è dentro di me. Lui che non capirebbe questa battuta, in effetti, perchè non segue la tv occidentale. Ma sicuramente mi farebbe notare che questa è l’epoca della democrazia (solo apparente) mediatica, dove tutti possono esprimersi e inquinare (inteso non in senso necessariamente negativo) la rete. Anche chi ci è arrivato timidamente ha cominciato a vedere questa mole incredibile di parole che viaggiavano a destra e manca, e piano piano si è “social”-mente inserito, fino a mostrarsi completamente nel suo narcisismo. E’ questa l’epoca in cui tutti hanno bisogno di dire qualcosa (lo sto facendo io stesso in questo momento..), di essere i primi a linkare una notizia, di dire la propria opinione, di rendersi divertenti, se possibile, in modo originale o parafrasando autori vecchi anche tre quarti di secolo senza nemmeno nominarli o citare le fonti. Adesso tutti sanno tutto senza aver “cercato” niente. Tempo fa se citavi la frase di Samuel Clemens (Mark Twain)  “il paradiso lo preferisco per il clima, l’inferno per la compagnia”, lasciavi denotare una parte di te, un interesse verso qualcosa, che avevi scoperto di tuo. Adesso invece chiunque penserebbe che l’hai appreso… dal web. Su Facebook. Attraverso un link! La conoscenza “donata” è una delle cose più belle che esistano, la conoscenza “immeritata” molto meno. Per quanto la condivisione sia una pratica meravigliosa e inequiparabile, da elogiare quale base dell’esistenza stessa. Ma anche lì, ci sarebbe da ridire: prima la condivisione era cercare attraverso una cosa che si apprezza un punto di contatto con l’altro. Adesso non si può dire che se io condivido un video di Sting, sia perchè non ho altro di meglio da fare.. E poi tutto equivale a niente. Se trovo 45 notifiche anche al giorno anche un evento che mi interessa davvero si perde nel marasma! E lo dimenticherò! E allo stesso modo mi capita di cercare il videoclip di un contatto facebook e, dopo aver aperto youtube, in poco tempo, di finire a vederne altri dieci diversi, che invadono lo spazio tra me e la mia meta iniziale solo perchè stanno lì, con l’unica “colpa” di offrirsi. E non solo, si badi bene, per mancanza di concentrazione (che sul web è anche giustificata), ma anche perchè di quel tale che m’ha chiesto di vederlo magari m’importa relativamente. Ma magari é un gran video! E alla fine, dopo aver visto il nuovo singolo di Zucchero, il litigio tra due parlamentari su La7, il nuovo featuring tra Milingo ed Eminem e un pezzo del backstage di un film americano sulla vita di un fachiro gay (perdendo anche minuti preziosi costretto dalla pubblicità dell’adsl e delle patatine surgelate), mi ritrovo a non sapere più per quale motivo avevo aperto youtube. Fino a rinunciare, dopo essermi spemuto e spremuto e spremuto, di ricordare.

Sanremo (a)Social Club


4 RAGAZZI (E UNA CHITARRA) RICORRONO AL TAR. DIVERSO IL LIMITE DI ETA’ TRA I DUE CONCORSI CHE PORTANO AL FESTIVAL.

Premessa – Da anni “Sanremo giovani” prevedeva una formula: al Festival vero e proprio partecipavano in genere due o tre progetti (singoli o gruppi) vincitori di Area Sanremo (che ha cambiato molti nomi) e altri 8 circa che venivano selezionati dalla commissione. Dall’edizione di Bonolis in poi c’è stata una precisa attenzione ai fenomeni del web, del “mondo giovane”, per coinvolgere di più i ragazzi. Si è deciso di passare alla votazione online già a dicembre, o facendo votare i video per l’accesso al provino davanti alla commissione, o avviando addirittura la (definitiva!) votazione in un contest di serie C, per poi limitarsi a far esibire il primo l’ultima sera a tarda notte, ma senza incanalare su di esso la giusta attenzione (nè della stampa nè del pubblico). Di certo, far muovere e smuovere le canzoni online è un ottimo traino pubblicitario, anzi, incredibile, considerando soprattutto che a lavorare per Sanremo cercando le migliori vie di comunicazione e di divulgazione, guarda un pò, sono gli artisti stessi!! E chi meglio di loro.. grandissima genialata. Bisogna tuttavia dare atto all’organizzazione di aver dato l’occasione a molti ragazzi di avere un motivo per promuoversi ancora prima di essere selezionati.. Anch’io l’ho fatto in passato e lo rifarei, perchè no. Ma, a pensarci bene.. lo avrei fatto comunque, anche senza le magnifiche idee del nuovo festival che avanza. Insomma: mettiamo a verbale che molti artisti emergenti, invece di essere giudicati da una commissione (come meriterebbe il loro lavoro e la loro opera) e avere la chance che la RAI gli ha più o meno offerto negli anni passati, sono praticamente loro a “lavorare” per la tv di stato, più o meno da inizio dicembre fino a gennaio febbraio 🙂

Il fatto.
Quest’anno c’è Sanremo Social, che a dispetto del nome (e di tante altre cose..), invece di aiutare la musica emergente “asocializza” paradossalmente i giovani interpreti e i cantautori. La manifestazione infatti è aperta esclusivamente agli under 29 e una buona fetta di ragazzi viene esclusa, per la prima volta (prima il limite era di 36 anni), dalla possibilità di partecipare alle selezioni.
Peccato che invece l’iscrizione ad Area Sanremo, manifestazione che si svolge nel comune ligure a settembre, fosse aperta anche fino ai 36 anni. Tale manifestazione sono anni che gli fa incassare bei soldi, considerando che dura 5 giorni interi, che i gruppi pagano per partecipare circa 450 euro e i singoli 350. Oltre la partecipazione va pagato l’albergo per ognuno e certo Sanremo non è  economica. Per non parlare dei giorni “regalati” per il check in, che viene fatto anche uno o due giorni prima. Non finisce qui: tutti sperano di passare alla selezione successiva. Che è prevista sempre a Sanremo. Due settimane dopo, però. O un mese. E anche quella dopo ancora, più o meno stessa cadenza. Basta vedere certi vecchi bandi, che lo anticipavano a chi volesse iscriversi.

E così 4 ragazzi e un avvocato si sono rivolti al tar. Probabilmente però non avranno fortuna, per diversi motivi più o meno opinabili (come il fatto che non sarà permessa la sconfitta del festival e dalla rai) e uno più difficile da obiettare: da quello che so nessuna legge vieta agli organizzatori di disporre come meglio credono del proprio regolamento e delle varie sezioni. Resta però il fatto che c’è una palese anomalia e che si tratta di un concorso pubblico dove è avvenuto (e questo è invece inopinabile) un privilegio verso chi ha pagato molto di più e contribuito agli incassi del comune ospitante. Tutto a dimostrazione del fatto che l’interesse verso gli artisti è subordinato a troppi altri fattori, e soprattutto che l’ultima cosa di cui si preoccupa chi “vende” la musica (in qualsiasi senso) è la musica stessa. Per leggere l’articolo cliccare QUI 🙂

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