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Pavimento. – canzone


PAVIMENTO

Ti accorgi di quando / arriva il momento
dal suo semplice colpo / nello stomaco
e l’intonaco cede /con un po’ di vento,
dalla parete / del tuo cervello.

Ti accorgi di quando / quando è il momento
di vomitare tutto quello / che ti va, che hai dentro
E la maschera cade / grazie al sentimento
schiaccia la faccia lì / sul pavimento.

Ti sporgi senza / voler stare più attento
ché Platone vi ha rubato già / fin troppo tempo
e il tuo unico credo / ti porta il conto
lasciato nudo da / quel tuo autocontrollo..

Ora un brivido scende / proprio dietro al collo
come cera, poi, ti prende poi / per tutto il corpo
e la maschera rende / il suo posto al volto
crollando fredda lì / sul pavimento.

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Solo un ragazzo


E poi a distanza di anni chiacchieri con un amico scherzando su quanto eri stato stupido quella volta, o permaloso, o ingenuo.. come se ti accorgessi che non c’è niente di cui averne vergogna, come se quello fosse solo un ragazzo, come se quello non fossi più tu. E invece tu sai benissimo che sei ancora fatto così, che sei uguale identico: puoi aver capito, imparato, scoperto, ma sei sempre un pezzettino di quello stesso, a volte permaloso, a volte ingenuo, a volte stupido.

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Video

Vorrei sapere quando ti ho perso VIDEOCLIP


In questi giorni ho aggiunto al mio canale youtube il videoclip appena realizzato di “Vorrei sapere quando ti ho perso”, tratta dall’omonima poesia di Joyce Lussu, della quale parlai in un vecchio post.

Spero proprio che vi piaccia 🙂

 

Canzoni femmina.


Una donna è un po’ come una canzone: ci sono canzoni che sembrano colpirti al primo ascolto e altre che invece non ti vai a ricercare su internet o tra i tuoi mille dischi, e dovrà capitare di sentirle diverse volte prima di capirne il senso o la melodia, scoprire se ti piacciono davvero, comprenderne il reale valore. Prima di accorgerti che durante l’inciso c’è un dolcissimo violino che in altri ascolti non avevi mai notato o che nell’ultima strofa c’è una frase, alla quale, per la prima volta, dai un significato diverso dal solito. E può capitare addirittura di ascoltare un disco che non ci piace proprio e poi ritrovarlo dopo anni, magari un giorno che non si ha altro da mettere nel lettore, e accorgersi che  la traccia 9 è meravigliosa, ed era rimasta nascosta in quella palude tra la 8 e la 11. E invece è  un capolavoro. Almeno per noi. Ma è questo che importa. E potrebbe diventare la nostra canzone preferita, quella che mettiamo al primo posto in tutte le playlist.

A un’altra categoria appartengono naturalmente quelle canzoni la cui musicalità è così magnetica che per loro impazzisci sin dal primo ascolto, quelle che appena sentite tutti le ricantano, ballano, citano. Anche se spesso queste ultime sono proprio quelle che stancano con maggior facilità.

Ah.


La ragione sa benissimo che l’istinto è il suo migliore amico. Mentre lei é lì chiusa in una stanza che si arrovella, riflette, considera, valuta, calcola le conseguenze, disegna progetti, fa equazioni e disequazioni… lui si stufa, esce fuori ricordandosi al massimo le sigarette – senza nemmeno prendere le chiavi di casa, dirle niente o salutarla – e decide per entrambi, perché del resto é lui ad avere il potere esecutivo. Sa che soltanto lui può liberarla e non vuole vederla così. All’insaputa di lei, che probabilmente cercherebbe di bloccarlo ancora una volta o due, tanto che in certi casi precedenti ha dovuto addirittura tramortirla e lasciarla stesa sul divano. Tuttavia, è uno veloce, fa le cose in fretta, si sbriga. Quando ritorna la trova lì che sta bevendo una tazza di camomilla sul letto e non sa ancora cosa sia veramente meglio. Lui apre la porta della camera ancora prima di posare sciarpa e cappotto e le dice semplicemente “ho fatto”. E la palla torna di nuovo a lei. Che lui fa quello che deve ma poi si dilegua, come uno specialista chiamato appositamente. Con la differenza che si attiva da solo. Lei non può che prendere atto della cosa, rispondere con un “ah” al quale non sa aggiungere nulla e cominciare a rimuginare sull’accaduto. Contenta, da una parte, di non doverci pensare più, perché era quello il suo vero problema; cominciando, dall’altra, a riflettere sulle eventuali ripercussioni. Iniziando però a sciogliersi lentamente, rilassarsi, e forse pure a voltare pagina e pensare alla cena. Anche se l’istinto non è particolarmente schizzinoso e mangia quasi tutto. E’ un buon coinquilino in fondo, tolto quando s’innervosisce troppo, quasi sempre per colpa della ragione stessa.

(da un mio racconto)

Sexy point.


Dietro a quell’ultima parola non c’era il solito punto esclamativo che richiamava un entusiasmo amichevole, né i classici smaliziati puntini di sospensione che sembrano a volte non volersi sbilanciare con un “interpreta come vuoi” e altre invece essere fin troppo ammiccanti, scadendo nel banale. No, ci aveva messo un punto. E il punto rendeva il tutto maledettamente più serio. E il punto rendeva il tutto maledettamente più sexy.

Da una storia che sto scrivendo.