L’unica cosa che conta sono le mani.


L’unica cosa che conta sono le mani. Per come si muovono e per i tempi che scelgono. La loro posizione, le loro decisioni, seduti al bar o facendo jogging sul lungofiume, mentre si  sceglie una mela al mercato o quando ci si presenta a qualcuno; per come raccolgono la luce e le sfumature di un ambiente su di loro, tra le sporgenze delle vene. E’ il punto esposto dove le vene si possono vedere meglio, con la loro intelaiatura, la loro mappa, l’espressione maggiore della nostra vitalità. Le mani sono un’estensione del nostro cervello, del nostro modo di pensare. Le diramazioni che trasmettono i segnali, gli impulsi, i timori o le intenzioni. Sono i nostri alberi, sono le radici ma anche i rami insieme. Sono la terra e l’aria che diventa fuoco. E per uno come me, segno d’aria con ascendente di fuoco, non è affatto poco. Nelle mani cerco di scoprire non il futuro, come altri sanno fare, ma il passato. Sarà che io guardo il dorso, il retro, e non il palmo. E si può cercare di capire chi è stato o chi è qualcuno anche dalla loro forma e dalle proporzioni, scansando sin da subito allusioni a vecchie battute. Quello non c’entra e non importa. La connessione col sesso c’è, ma è ben diversa. Le mani possono trasmettere la volontà e la forza, la potenza e la virilità. L’audacia e il desiderio. Anche mentre il desiderio si sta realizzando. Devono essere la massima espressione del tuo desiderio, sono loro che devono farle capire di essere tua. E soprattutto, dimostrano che sai dove vuoi andare, che ci  sono delle scelte nei loro percorsi, che conosci perfettamente quello che stai facendo e perché. Ma anche quanto ti interessa viaggiare oltre l’atto sessuale e quanto dalla schiena, come dal collo o una guancia, le mani sanno di ricevere un contatto che amplifica di mille volte il rapporto. Le mani sono l’ ”altro” contatto sessuale. Dove ci sono i centri di tutto, ogni trasmissione. Anche delle proprie fantasie, dei propri percorsi. Sia attivi che passivi. Avvicinare le sue alla bocca, sentire che spingono sul proprio petto oppure prenderle e spingerle verso di noi. Come se il rapporto in sé non bastasse affatto, lasciasse una qualche forma d’insoddisfazione colmata dalle mani. E dai loro itinerari.