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Pavimento. – canzone


PAVIMENTO

Ti accorgi di quando / arriva il momento
dal suo semplice colpo / nello stomaco
e l’intonaco cede /con un po’ di vento,
dalla parete / del tuo cervello.

Ti accorgi di quando / quando è il momento
di vomitare tutto quello / che ti va, che hai dentro
E la maschera cade / grazie al sentimento
schiaccia la faccia lì / sul pavimento.

Ti sporgi senza / voler stare più attento
ché Platone vi ha rubato già / fin troppo tempo
e il tuo unico credo / ti porta il conto
lasciato nudo da / quel tuo autocontrollo..

Ora un brivido scende / proprio dietro al collo
come cera, poi, ti prende poi / per tutto il corpo
e la maschera rende / il suo posto al volto
crollando fredda lì / sul pavimento.

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Solo un ragazzo


E poi a distanza di anni chiacchieri con un amico scherzando su quanto eri stato stupido quella volta, o permaloso, o ingenuo.. come se ti accorgessi che non c’è niente di cui averne vergogna, come se quello fosse solo un ragazzo, come se quello non fossi più tu. E invece tu sai benissimo che sei ancora fatto così, che sei uguale identico: puoi aver capito, imparato, scoperto, ma sei sempre un pezzettino di quello stesso, a volte permaloso, a volte ingenuo, a volte stupido.

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Video

Vorrei sapere quando ti ho perso VIDEOCLIP


In questi giorni ho aggiunto al mio canale youtube il videoclip appena realizzato di “Vorrei sapere quando ti ho perso”, tratta dall’omonima poesia di Joyce Lussu, della quale parlai in un vecchio post.

Spero proprio che vi piaccia 🙂

 

Due.


katerina bal
Alle due di domenica pomeriggio non girava quasi nessuno, eppure io e Monica ci eravamo ritrovati dopo anni a una fermata d’autobus di periferia in una desolata città che non era nemmeno la nostra. Ci eravamo guardati e subito riconosciuti, come se il tempo non fosse passato – soprattutto per lei -, salutandoci con affetto, colpiti dalla coincidenza.
Come noi, dall’altra parte della strada, c’erano due ad aspettare in direzione opposta. La ragazza fumava senza agitazione. Poco distante, uno sui trenta poggiato e non poggiato alla palina si guardava intorno ciondolando-manintasca in quel mezzo metro quadro. Non erano affatto diversi da Monica e me, anzi, quasi speculari. Solo che, a differenza nostra, si erano estranei. Però pensai: anche due sconosciuti che si ritrovano nello stesso posto alla stessa ora sono una coincidenza. Valgono una coincidenza. Mica conta solo per chi si conosce già e si rivede dopo anni. Anche loro avevano vissuto mille percorsi e fatto scelte che poi li avevano portati lì a quell’ora. Andando a vedere, ci sarebbe stato senz’altro un buon motivo per dire che quella era una coincidenza anche intesa come combinazione: aver dimenticato la tessera dell’autobus a casa ed aver tardato per tornare a prenderla, ad esempio, oppure essersi accorti che era scaduta ed essere dovuti andare a comprare i biglietti, o magari recuperare terreno scoprendo nel tragitto che due biglietti, due, erano nel portafogli. Di riserva per eventuali andata e ritorno. Dunque quei due ragazzi erano una coincidenza bella e buona anche loro, pur non essendosi mai visti prima. Ché trovarsi nello stesso posto durante il percorso di un’intera vita parallela non è mica roba da poco… Solo che loro non lo sapevano. O forse anche sapendolo non avevano trovato un motivo per “riconoscersi”. O forse, anche trovandolo, erano troppo timidi per attaccarsi a una coincidenza. Se a lei fosse caduto l’accendino, magari, avrebbero potuto attaccarsi a due.

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(Foto: Katerine Bal)

Ah.


La ragione sa benissimo che l’istinto è il suo migliore amico. Mentre lei é lì chiusa in una stanza che si arrovella, riflette, considera, valuta, calcola le conseguenze, disegna progetti, fa equazioni e disequazioni… lui si stufa, esce fuori ricordandosi al massimo le sigarette – senza nemmeno prendere le chiavi di casa, dirle niente o salutarla – e decide per entrambi, perché del resto é lui ad avere il potere esecutivo. Sa che soltanto lui può liberarla e non vuole vederla così. All’insaputa di lei, che probabilmente cercherebbe di bloccarlo ancora una volta o due, tanto che in certi casi precedenti ha dovuto addirittura tramortirla e lasciarla stesa sul divano. Tuttavia, è uno veloce, fa le cose in fretta, si sbriga. Quando ritorna la trova lì che sta bevendo una tazza di camomilla sul letto e non sa ancora cosa sia veramente meglio. Lui apre la porta della camera ancora prima di posare sciarpa e cappotto e le dice semplicemente “ho fatto”. E la palla torna di nuovo a lei. Che lui fa quello che deve ma poi si dilegua, come uno specialista chiamato appositamente. Con la differenza che si attiva da solo. Lei non può che prendere atto della cosa, rispondere con un “ah” al quale non sa aggiungere nulla e cominciare a rimuginare sull’accaduto. Contenta, da una parte, di non doverci pensare più, perché era quello il suo vero problema; cominciando, dall’altra, a riflettere sulle eventuali ripercussioni. Iniziando però a sciogliersi lentamente, rilassarsi, e forse pure a voltare pagina e pensare alla cena. Anche se l’istinto non è particolarmente schizzinoso e mangia quasi tutto. E’ un buon coinquilino in fondo, tolto quando s’innervosisce troppo, quasi sempre per colpa della ragione stessa.

(da un mio racconto)