L’unica cosa che conta sono le mani.


L’unica cosa che conta sono le mani. Per come si muovono e per i tempi che scelgono. La loro posizione, le loro decisioni, seduti al bar o facendo jogging sul lungofiume, mentre si  sceglie una mela al mercato o quando ci si presenta a qualcuno; per come raccolgono la luce e le sfumature di un ambiente su di loro, tra le sporgenze delle vene. E’ il punto esposto dove le vene si possono vedere meglio, con la loro intelaiatura, la loro mappa, l’espressione maggiore della nostra vitalità. Le mani sono un’estensione del nostro cervello, del nostro modo di pensare. Le diramazioni che trasmettono i segnali, gli impulsi, i timori o le intenzioni. Sono i nostri alberi, sono le radici ma anche i rami insieme. Sono la terra e l’aria che diventa fuoco. E per uno come me, segno d’aria con ascendente di fuoco, non è affatto poco. Nelle mani cerco di scoprire non il futuro, come altri sanno fare, ma il passato. Sarà che io guardo il dorso, il retro, e non il palmo. E si può cercare di capire chi è stato o chi è qualcuno anche dalla loro forma e dalle proporzioni, scansando sin da subito allusioni a vecchie battute. Quello non c’entra e non importa. La connessione col sesso c’è, ma è ben diversa. Le mani possono trasmettere la volontà e la forza, la potenza e la virilità. L’audacia e il desiderio. Anche mentre il desiderio si sta realizzando. Devono essere la massima espressione del tuo desiderio, sono loro che devono farle capire di essere tua. E soprattutto, dimostrano che sai dove vuoi andare, che ci  sono delle scelte nei loro percorsi, che conosci perfettamente quello che stai facendo e perché. Ma anche quanto ti interessa viaggiare oltre l’atto sessuale e quanto dalla schiena, come dal collo o una guancia, le mani sanno di ricevere un contatto che amplifica di mille volte il rapporto. Le mani sono l’ ”altro” contatto sessuale. Dove ci sono i centri di tutto, ogni trasmissione. Anche delle proprie fantasie, dei propri percorsi. Sia attivi che passivi. Avvicinare le sue alla bocca, sentire che spingono sul proprio petto oppure prenderle e spingerle verso di noi. Come se il rapporto in sé non bastasse affatto, lasciasse una qualche forma d’insoddisfazione colmata dalle mani. E dai loro itinerari.

Levami le bende.


Dammi gioia, dammi gioia,
ingoia questi attimi guardiani della mia voglia di vita
in questo inizio striscia sul precipizio delle mie labbra
e scolpisci la danza della tua lingua tutto intorno a loro
senza toccarle, mentre ti sfioro… con gli occhi
Lasciami scordare le persone passate di qua prima di te
solo qualche mese fa
non preoccuparti, chè non avranno più importanza
Restituiscimi l’arroganza invadente del mio sguardo quando sogna
quando desidera chi ama o magari solo brama di desiderare
Riportami il cuore in gola
chè nella fretta del mio vivere e pensare più a me stesso
non gli do spazio per risalire su
da qualche tempo.
Riscuoti il maledetto bene che ho dentro
restituiscimi il sangue che ho perso in questi anni
in tutti gli inganni di cui sono stato oggetto, troppo amato o viceversa.
Sento il cuore che sterza
ma non in un percorso anonimo, mai sterrato,
in cui ci si vuole semplicemente bene.
Non è per le mie vene, che lo sanno ormai da tempo
che io non sono il tipo, e in quei rapporti non ho senso.
E allora dammi, dammi la passione, la coesione dei metalli
gli intervalli tra i silenzi e la voce che si spezza, e che conduce anche spezzata.
Tra una carezza e una risata.
Senza riprendere fiato, senza rilasciare mai un muscolo
Violando il crepuscolo della mia mente
senza lasciarmi sfuggire, forzando ogni serratura,
aggrappandoti alle mura del mio odore, come un’avventura di bambini,
scalando i gradini ogni attimo di quel muro,
nel puro ritmo del tuo respiro
e godendone, ogni tiro.
Fammi ritrovare le scosse che avevo dimenticato, o che solo, forse, non volevo più
scoprendo in persone che non sapevano darmele,
soltanto bisogno di tempo per me stesso.
In un dolce compromesso, fammi ridere e coincidere con le tue risate
toglimi la convinzione arrampicante di essermi perso,
in un istante, in un solo momento
Levami le bende
Restituiscimi le pulsazioni, la grinta e il battere fottuto del tempo.
e il levare,
che da sempre mi sorprende.