Tesi del centesimo.


Prendo spunto da una splendida, come al solito, battuta* di Oscar Wilde, che recita “Ogni volta che la gente è d’accordo con me provo la sensazione d’aver torto” per divertirmi a scrivere una delle mie tesi. Il concetto non è nuovo, ma a qualcuno potrebbe interessare la mia elaborazione.

TESI DEL CENTESIMO (o teoria della pecora nera).

Poniamo che 99 dicono A e uno solo, che chiamerò X, dice B.
In questa situazione é fin troppo facile per i 99 pensare che X si sbagli. Gli sembra cosí ovvio che sulla cosa non c’è bisogno nemmeno di riflettere. Viceversa X si domanda inevitabilmente il perché, come mai sia l’unico a pensarla diversamente, mettendosi in dubbio. Ragionando sul motivo dei 99.
Posto che tutti e 100 sono d’intelligenza pari, nel caso in cui X in seguito perseverasse nella sua opinione, diventerebbe (secondo logica) il primo a dover essere considerato o ascoltato, in quanto l’unico a ragionarci approfonditamente.
Il punto è, a prescindere da chi abbia ragione, che nella maggior parte dei casi nei 99 non c’è nessuno che cerchi di capire cosa spinge X a pensarla diversamente. E se tra questi anche ci fossero uno o due a interessarsi alle ragioni di X, gli altri 98 o 97 li vedrebbero probabilmente con cattivo occhio.
Dunque l’insegnamento che ho ricevuto da Wilde è che quando si è fermamente convinti di una cosa e, guardandosi intorno, ci si accorge di essere in molti, bisogna come minimo porsi qualche domanda.
*La maggiorparte degli aforismi ironici (che sono battute o estratti da romanzi o piece teatrali poi riportate col tempo come citazioni, oppure, al contrario, frasi scritte apposta per esprimere un concetto molto ampio in poche righe o parole) a qualcuno possono sembrare fini a se stessi, belli, simpatici, giochi di parole, da raccontare, ma quasi sempre vogliono dire cose molto più complesse e anche se se ne intuisce il senso superficiale, quello stesso serve solo come indicazione all’apertura di strade ben più profonde.

Altre citazioni:

“La minoranza ha sempre ragione” (Karl Kraus)
Kraus adotta una frase già di Ibsen (ne Il nemico del popolo): “La maggioranza non ha mai ragione. Mai, ho detto. Com’è composta la maggioranza degli abitanti di un paese? Di persone intelligenti o d’imbecilli? Siamo tutti d’accordo, io credo, nel rispondere che gli imbecilli costituiscono una maggioranza schiacciante, in tutto il vasto mondo. Ma allora, che diavolo, non può essere giusto che gli imbecilli dominino sugli intelligenti, mai e poi mai! (Grida, rumori) Sì, sì, potete coprire la mia voce coi vostri bercii, ma non potete contraddirmi. La maggioranza ha il potere, purtroppo, ma non ha la ragione. La ragione ce l’ho io, e due o tre altri. La minoranza ha sempre ragione”.

ps.voglio pubblicare anche questo link con un brano tratto da Serpico, che trovo deciamente pertinente 😉

11 aprile 2012: torno per citare anche un altro film..
– come si sa se uno è matto? – beh, non sempre si sa.. dipende da quanta gente è convinta che tu lo sia. (da “Rusty il selvaggio”)

AFFARI.


Ecco perchè ad “Affari tuoi” non vedo mai la Signora Maria, che ogni anno mi dice che prova a partecipare, senza riuscirci.

In diretta (in questo momento)  sulla RAI.


Buffo che io ieri abbia scritto questo:

“Certe volte sogno come di poter fuggire.. di essere catturato, sequestrato o in qualche specie di prigione, e avere la possibilità di scappare. Di tentare la fuga. Per l’adrenalina senza eguali, e per quella forte sensazione di ritrovamento della libertà perduta. Che mi farebbe apprezzare molto di più la libertà che ho”.

E oggi sia successo questo:

PER LEGGERE LA NOTIZIA CLICCARE QUI

di Giò Inviato su Some

Il saggio Mai.


“Tu vieni qui, a cercar d’esser ascoltato, ma giungi nell’era in cui tutti parlano”

Credo che questo mi direbbe il vecchio sulla montagna, il saggio Mai, se io andassi a trovarlo, dicendogli che cerco di promuovere la mia musica su internet. E potrebbe dirmi anche che la soluzione è dentro di me. Lui che non capirebbe questa battuta, in effetti, perchè non segue la tv occidentale. Ma sicuramente mi farebbe notare che questa è l’epoca della democrazia (solo apparente) mediatica, dove tutti possono esprimersi e inquinare (inteso non in senso necessariamente negativo) la rete. Anche chi ci è arrivato timidamente ha cominciato a vedere questa mole incredibile di parole che viaggiavano a destra e manca, e piano piano si è “social”-mente inserito, fino a mostrarsi completamente nel suo narcisismo. E’ questa l’epoca in cui tutti hanno bisogno di dire qualcosa (lo sto facendo io stesso in questo momento..), di essere i primi a linkare una notizia, di dire la propria opinione, di rendersi divertenti, se possibile, in modo originale o parafrasando autori vecchi anche tre quarti di secolo senza nemmeno nominarli o citare le fonti. Adesso tutti sanno tutto senza aver “cercato” niente. Tempo fa se citavi la frase di Samuel Clemens (Mark Twain)  “il paradiso lo preferisco per il clima, l’inferno per la compagnia”, lasciavi denotare una parte di te, un interesse verso qualcosa, che avevi scoperto di tuo. Adesso invece chiunque penserebbe che l’hai appreso… dal web. Su Facebook. Attraverso un link! La conoscenza “donata” è una delle cose più belle che esistano, la conoscenza “immeritata” molto meno. Per quanto la condivisione sia una pratica meravigliosa e inequiparabile, da elogiare quale base dell’esistenza stessa. Ma anche lì, ci sarebbe da ridire: prima la condivisione era cercare attraverso una cosa che si apprezza un punto di contatto con l’altro. Adesso non si può dire che se io condivido un video di Sting, sia perchè non ho altro di meglio da fare.. E poi tutto equivale a niente. Se trovo 45 notifiche anche al giorno anche un evento che mi interessa davvero si perde nel marasma! E lo dimenticherò! E allo stesso modo mi capita di cercare il videoclip di un contatto facebook e, dopo aver aperto youtube, in poco tempo, di finire a vederne altri dieci diversi, che invadono lo spazio tra me e la mia meta iniziale solo perchè stanno lì, con l’unica “colpa” di offrirsi. E non solo, si badi bene, per mancanza di concentrazione (che sul web è anche giustificata), ma anche perchè di quel tale che m’ha chiesto di vederlo magari m’importa relativamente. Ma magari é un gran video! E alla fine, dopo aver visto il nuovo singolo di Zucchero, il litigio tra due parlamentari su La7, il nuovo featuring tra Milingo ed Eminem e un pezzo del backstage di un film americano sulla vita di un fachiro gay (perdendo anche minuti preziosi costretto dalla pubblicità dell’adsl e delle patatine surgelate), mi ritrovo a non sapere più per quale motivo avevo aperto youtube. Fino a rinunciare, dopo essermi spemuto e spremuto e spremuto, di ricordare.

Lucio Dalla, e lo spirito dell’artista.


Anni fa su youtube vidi Dalla che faceva la promozione di un libro, su richiesta dell’autore stesso, che non si sapeva chi fosse. Era un ragazzo che lo aveva fermato all’entrata di un negozio, e gliel’aveva chiesto. Qualcosa del genere. Cercherò per ricordare meglio. E Dalla l’aveva fatto con interesse, senza mostrare la minima insofferenza o fastidio, s’era buttato immediatamente, senza sapere chi fosse quello. Secondo me si può misurare la grandezza e soprattutto la forza di un’artista anche da queste piccole cose.Personalmente lo scoprii meglio intorno ai 15 anni, tramite Henna, un disco strano, che forse non fu il miglior approccio che potessi avere con lui. Non conoscevo ancora la sua discografia ma ho fatto in modo di procurarmela in seguito, per la grande stima nutrita verso di lui umanamente. Ogni volta la stessa sensazione di vedere prima dell’artista infinito e multiforme, un uomo, un essere umano, una persona degna di rispetto. Il modo di essere, le parole usate, la grande voglia di cambiare senza preoccuparsi troppo. La grande forza artistica inequiparabile se si guarda molti altri. Anche se si guarda altri che ammiro allo stesso modo: non hanno la stessa grandezza forse nel concedersi alla gente, nel non preoccuparsi se si va a Sanremo (roba mediocre per un divo) pur di portarci un giovanissimo (Carone), cosa che avrebbero il potere di fare tanti altri grandi, come lei e Zero, Baglioni, De Gregori, Venditti, Mannoia, Vasco, Paoli, Branduardi. Questa gente ha il potere di fare il cazzo che vuole, se vuole. Perchè è dagli dei che deve partire l’aiuto verso il settore. Anche fossero pischelli che raccontano banalità perchè hanno sedici anni. E come Zeus si fingeva un vecchio per aiutare Teseo e dargli consigli. Ma voi, cari poeti letterati e grandi pensatori con le vostre rime e i vostri versi.. non impariamo niente dalla nostra cultura stessa? E allora a che serve il vostro lavoro? A preoccuparvi dei vostri alloggi esotici o della società in cui vivono i vostri milioni di fan?
Pochi mesi fa, al”N’importe quoi”, Carboni raccontò, intervistato dal giornalista Stefano Mannucci, di come da giovane riuscì a far conoscere la sua musica a Dalla (e Curreri) portandogli i testi in trattoria. Da lì partì la sua carriera. Chi ama davvero la musica cerca, trova e aiuta anche la musica degli altri a venir fuori. Sapevo già dell’attenzione di Dalla verso i giovani (verso tutti gli artisti, in realtà) e della sua intelligenza e intuito. Sapevo che era diverso dagli altri. Sapevo cha aveva faticato tantissimo con i primi dischi, ma quel direttore artistico aveva creduto in lui fino a un fatidico Sanremo di 40 anni fa, in cui si consacrò. Pensai: anch’io devo trovare il mio Dalla. Ma scusa.. si vive una volta.. e se invece andassi proprio da lui? Sarebbe stata in ogni caso un’ottima scusa per conoscerlo. Beh, adesso posso pensare comunque che, in modo diverso, quando vorrò sarà lui a venirmi a trovare, mentre scrivo.

Più sei ricco, e più ti fanno entrare gratis.


Oggi pensavo a questa strana legge. Sarà anche giusto così, ma se sei un politico, un grande produttore cinematografico, una famosa cantante di successo o qualche altro tipo di celebrità non paghi mica per entrare in un locale. E sicuro non fai la fila. E se vai a teatro hai l’invito. Se vai al ristorante ti offrono pure la cena, o te la scontano della metà. Berlusconi stesso, se non sbaglio, racconta che quasi non riesce a pagare nei ristoranti per l’insistenza dei proprietari. Povero. Se sei un calciatore che evade per milioni di euro, potrai pagare una multa. Molto salata. C’è gente normale che invece era in debito di pochissime centinaia di euro, PERCHE’ NON LI AVEVA, ma ha perso la casa dove è nata, rivenduta poii all’asta a un terzo del suo valore. Questo è solo uno dei tanti paradossi che riguardano la nostra società, ovunque noi siamo, e che rappresentano un segnale.

E poi, sempre in luogo di squisite ricchezze, in campo artistico c’è un luogo comune che rasenta la stupidità più classica. E soprattutto è un insulto a chi stupido non è. Tante volte si parla dei figli d’arte, che seguendo le orme dei genitori, vivono il dramma, il peso del confronto, il paragone con loro. E questo li etichetta come semplici scimmiottatori dei loro genitori. Come se fossero degli imitatori, musica “piratata”, roba tarocca.. Premettendo che esistono centinaia di casi che smentiscono questo ipotetico “ostacolo” (Jeff Buckley e Van Morrison i primi a venirmi in mente nella musica, poi Downey Jr, Sean Penn e Douglas nel cinema), vogliamo paragonare tutto ciò con la fortuna di avere mezzi economici, studi di registrazione gratuiti professionali e magari dentro casa, musicisti e insegnanti in famiglia, band al servizio anche per le prove. E magari, tra un’ispirazione a l’altra, farsi un bagno in piscina? E magari, provando al negozio due chitarre che ci piacciono ma con caratteristiche diverse, nel dubbio.. prenderle tutte e due? E magari non doversi mettere a piangere se ci si rompe il microfono da 800 euro? Ma non siamo veniali… Parliamo della cosa forse più importante: l’incredibile sfilza di contatti e amici nel settore creata dal papà ha infatti un valore inestimabile!! E questo considerando che anche solo far cantare ad altri artisti due o tre proprie canzoni, che non  siano necessariamente singoli ma che vadano mediamente bene, può essere remunerativo quanto il doppio di uno stipendio di un impiegato medio. Una sorta di win for life di cui però non parla mai nessuno. Perchè se vai a vedere, gli autori sono spesso gli stessi (e se non si segue la musica basta vedere una serata di Sanremo all’anno per capirlo), eppure un loro ricambio, ogni tanto, sarebbe da agevolare in favore di altri, dato che le canzoni non sembrano così inarrivabili, ma al contrario, semplici scopiazzature (vedi gli autori di Giusy Ferreri che con il mare immenso copiano Ligabue in tutte le salse e non è una prima volta, o la canzone della vincitrice di XFactor 2012 che è un palese misto tra Elisa e Giorgia, sia come metrica e ritmica che come arrangiamento e scelta delle sonorità).

Mentre tutti gli altri poveracci di ragazzi di vent’anni vanno a partecipare ai concorsi in provincia, dove ti dicono che sei in finale, allora tu fai il viaggio in treno, aiuti l’economia locale mangi e pernotti, illuso dalla speranza di poter quantomeno competere per la vittoria. L’evento il giorno dopo è alle 14 ma chiaramente inizia tre ore dopo, per segnare tutti i finalisti che toh, sono 60! Ma allora, considerando che non si tratta di Musicultura ma di un piccolo conocorso come tanti, vuol dire che è passato praticamente chiunque. E scopri che l’evento non avviene neanche in prima serata e non è stato promosso: il pubblico è composto dagli stessi partecipanti, con giacche e borse sulle poltroncine rimaste vuote e i loro accompagnatori o parenti. Mi meraviglio che ancora per certi concorsi non sia passato un qualsiasi “striscia la notizia”.

di Giò Inviato su Some

I POVERI SONO POVERI, E I RICCHI PURE.


Ieri sono andato dal medico. In sala d’attesa ho trovato questo giornale, con questa donna della televisione. Lei era stata spesso sui giornali perchè incinta, e in nove mesi chissà quante volte, a partire dalle prime indiscrezioni fino al parto. Poi aveva partorito, finalmente, dopodichè aveva raccontato i problemi, anche gravi, che si erano verificati alla nascita del bambino. E adesso racconta com’è la sua vita da mamma. Una persona totalmente normale. Come se le altre donne o mamme non lo sapessero. Come le altre persone normali. Ma questa donna, che vive di tv da anni ed è anche una seria e apprezzata professionista, che lavora con grande dedizione e impegno, forse strumentalizza un pochino il suo primogenito. Non c’è accanimento contro di lei, perchè non ne avrei alcun motivo e mi risulta anche simpatica, pur non avendola seguita mai particolarmente. Solo che ho ricominciato a farmi le stesse domande, a fare vecchi pensieri sulla differenza tra i media. Se c’è onestà in un certo lavoro. E poi mi sono chiesto se io l’avrei fatto. Guadagnare (forse nanche molto) sul lieto evento. Beh, mi sono detto, se fossi un’artista che non ha certezze per il futuro o se navigassi in cattive acque, considerando che ne va anche dello stesso futuro di mio figlio, perchè no..? E magari mettendo da parte quei soldi in un conto a lui dedicato. Ma non possiamo sapere se questi casi citati riguardino la persona suddetta. Possiamo sapere però che il padre del bambino è un chirurgo plastico. Insomma non uno che vende pane e salsiccia. Voglio dire, credo che alcuni suoi colleghi siano addirittura quotati in borsa.. Tutto questo per fare solo alcune riflessioni. Si, è giusto stare sempre a parlare male dei politici, ma dei media che ci sfruttano in continuazione uscendo dalla morale e dai giusti messaggi (mediatici, appunto) verso i giovani non ce ne frega nulla. Anzi quasi li giustifichiamo: “si sa come sono i giornali”. Bisogna saperlo come vanno le cose. E se il giornale lo compri sei cosciente di quello che leggi e sei tu che sbagli se non ti sta bene. Cioè, scusate.. sarebbe come a dire che la legge non ammette ignoranza? Ah allora è tutto a posto. Calcoliamo però che i primi baci della nuova love story tra due personaggi noti valgono una fortuna, soprattutto se prima nessuno sapeva della loro relazione, e a volte sono “acchittati” appositamente insieme a i fortografi. Gente così ricca da volerne ancora, prendendo in giro soprattutto signore anziane. Tanto non fanno male a nessuno. Loro ci guadagnano, i giornali e i direttori ci guadagnano, e chi ci perde sono le vecchiette che spendono soldi e soprattutto tempo. E molte di loro non hanno nemmeno studiato, non hanno avuto tempo per leggere libri di comunicazione alzandosi la mattina presto per fare il pane giù in paese. Che poi la circonvenzione di incapaci, non tocca quelli meno intelligenti, semplicemente chi non ha gli elementi per discernere. In questo caso il vero dal falso. Che si tratti di un anziano o di un ragazzino. Ciò nonostante rimane una scelta. ma anche la droga lo è, una scelta. Però quella viene negata dalla legge.

Detto ciò. Non possiamo ancora sapere se tutti gli artisti che hanno tratto profitto da una loro situazione qualsiasi attraverso riviste di gossip abbiano donato i ricavi in beneficienza. Questo può essere benissimo e speriamo che avvenga. Ma sappiamo sicuramente che non è quello che fanno certe riviste o giornali.

Ma a molti è bastato andare contro Corona, per la sua faccia e strafottenza, mica perchè ricattava gli artisti. Avesse avuto la faccia e lo stile di Fiorello o Benigni, chissà.. forse sarebbe diventato un eroe. Senza contare che gli altri fotografi fanno lo stesso. Se scattano le foto di un politico con l’amante, possono guadagnare un sacco di soldi andando alla rivista e facendosi benpagare. Oppure andare prima dal politico, permettendogli di salvarsi il culo, per la stessa cifra. O contrattando. Cosa molto più triste e strumentalizzante, ma non di meno di una signora incinta che ci guadagna sopra. A questo punto non possiamo allo stesso modo dire che Corona sia uno che quei soldi non li da in beneficienza.. eheh.. Se si accusa qualcuno bisogna accusare tutti. Tutti contrabbandieri di niente, del nulla, della ricchezza fatta sui più poveracci. Contrattando. Che poi è quello che facciamo noi, TUTTI NOI, con quei poveracci che vendono cappelli sulle bancarelle, che chiedono un euro per un accendino, che ti vendono una maglietta all’angolo della strada ( e chissà cosa farebbero altrimenti!). Penso agli africani che si fanno tutto il litorale d’estate e chiedono 10 euro per un paio d’occhaili da sole e una fascia elastica per la tua compagna. E alla loro richiesta noi in genere non solo cerchiamo in OGNI MODO di abbassare il prezzo (“ti do 5 euro per tutti e due”), ma diamo anche un ultimatum: “No guarda, o facciamo 5 o non se ne fa niente”.

di Giò Inviato su Some

E Il ragazzo che veniva dal 2012 disse “Poi venne facebook..”


E il ragazzo che veniva dal 2012 disse: “poi venne facebook, e da allora, piano piano, non ho avuto più amici.. o meglio, c’erano delle lettere fredde e senza tonalità al loro posto che si mescolavano tutte insieme e mi chiedevano come stavo, se a breve ci saremmo visti e come andava il lavoro o la musica. E vicino a quelle lettere c’era sempre una fotina che somigliava tanto a qualcuno dei miei amici. Forse ne avevo troppi (se mai sono stati tutti miei), e in quella dispersione non sapevo più a chi dare i resti. E uno per uno restavano lontanissimi. Se poi non usavi la chat eri “out”, perchè molti restavano in contatto così. Quando ci scrivevamo in bacheca spesso non ci chiedevamo nemmeno “come stai” anche se erano settimane che non ci sentivamo, la minima educazione non esisteva più. Quasi come se non l’avessimo mai avuta. E questo succedeva anche tra sconosciuti che commentavano la bacheca di qualcun’altro. Certo, non potevamo mica metterci a salutare ogni volta ma, in proporzione, questa mancanza, questa involuzione “social”, avveniva in tutto, ed era significativa. Eppure a quell’epoca era quasi ritenuta normale. Se c’era una cena, una festa, un’uscita qualsiasi da organizzare, per comodità si scriveva un messaggio di gruppo. Poi tutto saltava perchè qualcuno che non poteva chiedeva di fare il giorno precedente o quello che seguiva, qualcun’altro la settimana successiva. Qualcun’altro ancora scopriva il tutto a cena avvenuta, estromesso solo perchè non era entrato nel “social” per tre giorni (che avrebbe dovuto essere uno svago e non una necessità). Senza contare tutti quelli che, furbi, aspettavano il giorno prima dell’evento per rispondere, senza dover dare una subito conferme e vedendo come si evolveva la situazione. Non ultimi quelli che, sapendo di non potere o volere, nemmeno rispondevano.

Non avevamo tempo. Tutte quelle notifiche, aggiornamenti, eventi: 1,2, mille.. Se non aprivi i social per tre giorni ti ritrovavi 100 notifiche. Poi c’eravamo noi artisti e quelli che usavano Facebook per comunicare, che scrivevamo in continuazione delle nostre opere o di quelle di qualcun’altro, dei nostri eventi, rompevamo con i mille inviti (anche fossero stati “uno ogni tanto” si aggiungevano all'”uno ogni tanto” di tutti gli altri) e così facendo, trovavamo pacchi di notifiche ogni volta, il che significava che erano inutili: chi si metteva a guardare ogni invito? Fino a quando, gradualmente, tutti hanno iniziato a diventare più narcisi degli artisti stessi, mettendo foto in studio con l’intimo in pose da attrici quelle che non erano attrici, scrivendo “ieri sera sono stato a cena con il famoso tal dei tali” i bisognosi di sentirsi considerati, pubblicando cartoline dalla California i bisognosi di dire agli altri che la loro vita era figa. E pochi si accorgevano che perdevano la cognizione del buon senso: raccontando la storia quelli che non erano storici, accusando gli indiziati di reato quelli che non erano avvocati, pubblicando falsità quelli che non erano giornalisti. Ma anche quelli che lo erano, spesso e volentieri. E chi voleva attaccare qualche personaggio noto poteva farlo  linkando l’articolo di una rivista web scritto apposta con un titolo che portasse milioni di visualizzazioni, parlando di qualcuno che aveva insultato qualcun’altro, un’azienda, una nazione, un popolo intero. Sgonfiando il tutto mostrando un invece innoquo virgolettato all’interno dell’articolo stesso che ne smentiva i titoloni, o in altri casi rivelando che questo tizio secondo alcuni “avrebbe detto che”. Ma del resto, si sa.. le fonti non si svelano! Tutto guadagnando sul tempo perso da ogni onesta persona che era stata fiduciosamente curiosa. Tempo. Che poi erano soldi. Sempre i nostri. C’era un sacco di gente che perdeva tempo. Si era scoperto improvvisamente che parte degli impiegati italiani passava molte ore lavorative alla settimana su facebook. Giocando, scherzando, linkando, offendendo, condividendo, innamorandosi. Gente che aveva studiato, che aveva un  lavoro importante, che era stata la migliore della scuola, che guadagnava bene. Gente seria. Che però si prendeva quei cinque minuti (che diventavano 20 come minimo) per scrivere su facebook o giocare online, recuperando il tempo perso negli anni’90 ad essere uno dei migliori della classe (scegliendo poi lavori totalmente differenti dagli studi), mentre noi altri scansafatiche col 5 fisso giocavamo alla play ancora prima di studiare”.

di Giò Inviato su Some

Ricordo di un amico.


Avevo un amico, alle medie. Un amico che non era divertente in modo particolare, non bello, robusto di fisico e con un taglio alla Jim Carrey dei peggiori momenti. Alto e asocializzato, anche per il suo alito, che spesso lo precedeva, purtroppo, insieme alle battute di tutti. Ma anche perchè era uno dei pochi a non avere già qualche amico nella classe: c’erano gruppetti che già si conoscevano e in molti venivamo dalla balduina, dov’era la scuola. Lui invece era di altre parti e questo, quando hai 13 anni, certo non ti ha aiuta. Aveva un cognome che faceva pensare a qualcosa di molto antico, di faticosamente lugubre, come quelle stanze delle case delle signore anziane, piene di cimeli religiosi, lampade di epoche lontane, e inquietanti bambole e carillon. Nato il 2 novembre, come se non bastasse. Il giorno dei morti. Quando avevamo educazione fisica veniva a scuola con la tuta e un paio di mocassini. Indossava maglioni da dopolavoro da boscaiolo del dopoguerra nell’osteria del dopocena. Lui probabilmente non conosceva certe “leggi”. Come poteva sapere dell’irritazione che provocava negli altri mettendo quei mocassini? Noi altri che invece ci preoccupavamo di rispettare i colori, le forme, le pieghe e le tendenze che.. ci hanno piegato. E plagiato. Noi eravamo al loro servizio, al servizio di quelle tendenze. Noi piegati da quello che qualcun’altro aveva deciso in passato, prima di noi, e nel presente della moda e della pubblicità. La cosa più falsa mai esistita. Se un nostro compagno aveva quelle scarpe e lui era figo, quelle scarpe erano fighe e poi ce l’avevano tutti. Anche se avesse messo lui “quei” mocassini. Che invece aveva il mio amico, e lui soltanto, a 13 anni. Sempre, anche sotto la tuta. Un’ora con le scarpe da ginnastica (rigorosamente di una buona marca lontanissima dalla moda) e poi di nuovo a tuffarsi nei moca. Mica come quelli che ci pensavano bene prima di vestirsi, per far colpo sugli altri. E non so quanto sia cambiato, cerscendo, in certe persone. Lui invece non era condizionato da nulla, nella sua nerdaggine furiosa (per quanto fosse più un omone frankesteinesco che un nerd). E per questo voglio pensare a lui oggi. Perchè era lui il vero virtuoso. A quell’età aveva già un curriculum da eroe. Contro tutto e tutti, come si dice. E la verità è che non eravamo amici, non lo siamo mai stati, anche se ero uno di quelli che cercavano di trattarlo come gli altri. E adesso chissà che fine ha fatto, chissà chi è diventato, chissà come gli vanno le cose. Chissà se è riuscito a non farsi corrompere, e a rimanere com’era.

Siate Fortis (Acqua calda).


Non ascolto molto la radio ultimamente, e ogni tanto mi capita di sentire una canzone: le brave ragazze di Giusy Ferreri (interprete senza colpe ovviamente.. ambasciator non porta pene).. Ascoltandola continuavo a pensare a diverse canzoni (e quella del video non era tra queste) e, premesso che:

1) la donna artista che si fa “complice” delle altre donne, alle quali si rivolge, è una mezza ruffianata mediatica nemmeno originale (ma questo è in fondo un pregiudizio: se fosse così allora nessuno potrebbe fare più niente.. Sia tolto dal verbale. Inoltre tutti gli artisti cercano una complicità inevitabile con le persone alle quali si rivolgono)

2) il concetto per cui “sono loro a dire si”, ovvero che sia la donna ad avere il potere sull’uomo è decisamente inflazionato, visto sentito e ripassato in mille salse partendo dalle possibili citazioni scientifico-erotiche (Jung fu) a qualunque tipo di comico attuale (Migone Brignano Cassini Battista).

Ecco, premsso ciò, la mia domanda è questa: possibile che in una sola canzone si possano plagiare (termine improprio, ma il plagio se si va a vedere cosa significa letteralmente, diventa in pratica una leggenda) sia nel testo che nella musica, circa 145 cantautori del passato? Partendo da Alberto Fortis? De Gregori e Fossati? Non era meglio una bella cover della Mannoia o di Fortis stesso almeno si omaggiava qualcuno o ci si ricordava di qualcun’altro sparito per lo stesso motivo per cui altri appaiono? Non è un insulto ai giovani artisti che cercano una strada fargli vedere che quello che viene passato costantemente e rappresenta la musica commerciale moderna è solo un lavoretto di copia e incolla? Allora che strada devono cercare? Cercheranno di essere come quello che sentono, perchè è quello che sentono quello che va. In barba al processo evolutivo. Io comunque la risposta alla domanda in fondo ce l’ho già, e ce l’ho sempre avuta: ogni volta (un pò come gli autori e i produttori in questione) scopro l’acqua calda 🙂

di Giò Inviato su Some